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D'Alema e Totti

 

Se penso a D'Alema e penso a quale giocatore di calcio gli assomigli, mi viene in mente Totti. Totti è leader assoluto, il capitano della Roma e dei romanisti. Totti è intelligente, brillante,completo, ha il lancio, la verticalizzazione, la visione di gioco, la fantasia, il dribbling, il destro e anche il sinistro. Insomma quando gioca incanta,un vero fuoriclasse. Se ti piace il calcio non ti può non piacere Totti.
Totti è romano ed è cresciuto nel vivaio della Roma, con la Roma ha vinto uno scudetto a 25 anni, quando ancora aveva mezza carriera davanti a sè. Poteva intraprendere altre strade, tentare altri e più prestigiosi club ma è rimasto a Roma, fedele alle origini, fedele alle proprie radici. Amato come nessuno mai prima di lui. E' rimasto a Roma ma non ha vinto più niente. A 30 anni gli è capitata la coppa del mondo ma quel mondiale non l'ha vissuto da protagonista. La sua vera nazionale era quella degli Europei del 2000 persi agli ultimi secondi con la Francia, per colpa di Del Piero, il suo gemello diverso che complice Zoff, non era riuscito a tenere fuori dal campo, e quella dei mondiali di Corea del 2002 in cui si fece espellere nella decisiva partita dell'eliminazione. La grandezza e il limite di Totti è che è rimasto sempre fedele alla Roma e ai romanisti. Non è mai stato un capitano della Nazionale e non ha mai vinto il pallone d'oro.
Anche D'Alema è il leader assoluto dei suoi. E' intelligente, brillante, completo e quando parla incanta. Se ti piace la politica non ti può non piacere D'Alema. D'Alema è il primo ed unico post comunista che sia diventato Presidente del Consiglio e in età relativamente giovane. Con gran parte della vita professionale davanti a sé. Avrebbe potuto annullare il suo gemello diverso Veltroni ma gli consegnò il partito, avrebbe potuto infliggere il colpo mortale a Berlusconi ma non fece la legge sul conflitto d'interessi. Quando è tornato al governo, nel 2006, era ormai troppo tardi. Aveva perso la sua imprescindibile centralità, nella squadra di Governo c'era ma non ne era più il capitano. Dal PDS ai DS ora al PD avvengono fusioni e rimescolamenti, amalgami più o meno riusciti, fioccano occasioni e opportunità che non si colgono ma la fedeltà e la mission di D'Alema resta sempre verso i suoi: i suoi 3-4 milioni di italiani che lo riconoscono come leader Massimo e incontrastato. E' la sua forza, la sua grandezza, ma anche il suoi limite. L'affetto e il calore dei tuoi tifosi è una bella risorsa, ma non basta, non ti porta a fare il capitano della Nazionale e neppure a vincere il Pallone d'oro.

Pubblicato il 11/6/2009 alle 13.31 nella rubrica Diario.

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